Universal Audio 1176: miti e leggende

Premessa: per capire al meglio l’articolo sullo Universal Audio 1176, ti consiglio di leggere l’articolo sui compressori, visualizzabile cliccando qui.

È da alcuni anni che costruttori e programmatori si dedicato alla riproduzione analogica e digitale, più o meno fedele, di macchine che hanno lasciato il segno nella storia dell’audio professionale. Sempre più rari, costosi e necessitanti manutenzione, oggetti come un Urei 1176 originale sono sempre più richiesti dal mercato dei project studio e degli studi professionali.

La storia dello Universal Audio 1176

Il design dello Universal Audio 1176 fu progettato tra il 1966 e il 1967 da Bill Putnam, fondatore della Universal Recording Electronics Industries, nota ai più come UREI. I JFET (Junction Gate Field Effect Transistor) erano stati introdotti sul mercato nel 1952 come sostituti elettronici delle valvole, ed era intenzione di Bill utilizzarli per controllare il circuito di riduzione del guadagno. L’intenzione era quella di accoppiare il nuovo preamplificatore Urei 1108 con un circuito di gain reduction variabile.

Universal Audio 1176LNReduce da diversi esperimenti, Bill arrivò alla conclusione che la soluzione migliore per minimizzare la distorsione (un tempo si cercava di ridurla, oggi tutti la cercano) fosse quella di inserire un FET a monte della catena, come ultima parte di un partitore di tensione prima del preamplificatore (soluzione che è stata adottata anche per il Manley Voxbox). Nella sezione di output si trova un amplificatore di linea in classe A, basato su un trasformatore che bilancia il segnale e ne regola l’impedenza portandola a 600 Ohm, ovvero lo standard dell’epoca.

Putnam sapeva molto bene che i trasformatori introducevano grosse dosi di distorsione armonica, quindi dedicò del tempo al perfezionamento di questo componente, realizzandolo con due set di avvolgimenti aggiuntivi che generavano feedback negativo.

La prima modifica importante al progetto è da attribuire all’ingegnere UREI Brad Plunkett. Essa riduceva il rumore di fondo del compressore aumentandone la gamma dinamica, e così nacque il 1176LN (dove LN sta per Low Noise), del quale furono poi sviluppate numerose revisioni con diverse migliorie.

È opinione comune che le revisioni D ed E siano le “migliori”, e la ragione principale è che dalla revisione F in poi la sezione di output non era più in classe A, ma un ibrido AB.

Come funziona

Oggi, nel dominio digitale, siamo abituati ad avere a disposizione dei plug-in di compressione totalmente parametrici, come il Waves C1, ma all’epoca del 1176 le console non avevano compressori in-line su tutti i canali, e così anche gli outboard erano molto spartani sotto il punto di vista delle regolazioni. Spesso, come i famosi Teletronix LA-2A e Fairchild 670, le macchine che si trovavano negli studi avevano solo delle time-constant, cioè delle configurazioni di rilascio variabili. Con i progressi della tecnologia FET e l’avvento del 1176, i tecnici del suono cominciarono ad avere a disposizione una macchina con moltissime variabili aggiuntive.

Universal Audio 1176LN

All’epoca era una cosa decisamente sensazionale, così come era sensazionale avere un compressore con tempi di attacco e rilascio rapidissimi come nessun altro. Innanzitutto diciamo che lo Universal Audio 1176 LN è un compressore programma dipendente: la soglia di intervento, la ratio e il knee dipendono dal segnale che entra nel suo input.

Lo Universal Audio 1176 ci dà la possibilità di regolare il segnale in ingresso e in uscita con due manopoloni grandi e precisi, che sono anche una caratteristica estetica distintiva della macchina, ma non è presente un controllo di threshold.

Nonostante questo, la soglia di intervento viene modificata internamente a seconda della ratio scelta: -25 dBm per la 20:1 che scenda a -32 dBm per la 4:1. Quindi, per regolare la quantità di gain reduction occorre agire sulla manopola dell’input, e questo porta a dei settaggi di compressione più elevati ad usufruire della saturazione indotta dal preamplificatore. Anche la capacità di introdurre una delicata e gradevole distorsione ha portato al successo questo compressore, tanto che molti tecnici del suono (io compreso) lo utilizzano in bypass, solo per il suono che conferisce al materiale sonoro che lo attraversa. La manopola che regola la velocità d’attacco ha infatti anche la funzione di disinserire il circuito di compressione, lasciando però che il segnale venga preamplificato e bilanciato in uscita dal trasformatore.

Universal Audio 1176LN

I tempi di attacco variano da 20 a 800 microsecondi (0,8 millisecondi) e sono quindi estremamente rapidi; il rilascio invece va da 50 millisecondi a 1,1 secondi, quindi abbastanza lento. Le ratio disponibili sono 4:1, 8:1, 12:1 e 20:1.

Il VU meter può essere impostato per segnalare il segnale in ingresso a 2 diverse sensibilità (+4 e +8) o la gain reduction. Può anche essere spento, in quanto la vita delle luci nei VU meter è tanto breve da desiderare di consumarli il meno possibile.

Sul pannello posteriore i vecchi UREI non avevano connessioni XLR, ma solo barrier strips alle quali avvitare i cavi di segnale spellati. Era pratica comune assemblare dei connettori XLR femmina con un pezzo di cavo molto corto in modo da poter utilizzare un cavo convenzionale con connessioni XLR per collegare al volo la macchina. Le ultime revisioni di Universal Audio invece ci forniscono due connessioni XLR di I/O, più un connettore RCA per la connessione di due unità da utilizzare in stereo link, con l’acquisto di uno strumento opzionale. Se due 1176 vengono linkati in stereo, i controlli di attacco e rilascio diventano interdipendenti e contribuiscono entrambi ai valori finali, che vengono raddoppiati.

La British Mode

Questa è una caratteristica fuori dal manuale, scoperta per caso negli anni ’70 da un tecnico del suono non identificato. Ebbene sì, il più famoso “trucchetto” nel mondo della registrazione non ha un padre accertato! Si tratta di spingere tutti e 4 i pulsanti di ratio per ottenere una seria alterazione del comportamento del circuito. La ratio si stabilizza in un punto non precisato tra 12:1 e 20:1 e la curva di compressione cambia.

Universal Audio 1176LN

Di solito la velocità con cui il circuito raggiunge la ratio desiderata è abbastanza morbida e lineare, ma quando si inserisce la British Mode questa curva diventa molto più ripida e diretta e la compressione avviene in maniera più decisa e repentina. Inoltre il tempo di attacco viene posticipato, lasciando intatti tutti i transienti iniziali, e il rilascio diventa più rapido. Il circuito distorce con molta più facilità e l’ago del VU meter va a fondo scala e si comporta in modo anomalo. Questa modalità è stata utilizzata molto su batterie, chitarre acustiche ed elettriche, microfoni d’ambiente e via discorrendo, costruendo una sonorità di per sé caratteristica del sound degli anni ’70.

Le revisioni

Vorrei concludere questo articolo facendo una lista delle varie revisioni del 1176.

Rev. A (seriali 101-125): facciata argentata con una striscia blu, conosciuti come silver face blue stripe ed estremamente rari.

Rev. AB (seriali 126-216): furono cambiati i valori di resistenze e condensatori per migliorare le prestazioni e il rapporto segnale/rumore.

Rev. B (seriali 217-1078): il preamplificatore FET viene sostituito da un design bipolare.

Rev. C (seriali 1079-1238): primo modello blackface con il suffisso LN, Low Noise. Un brevetto di Brad Plunkett, coperto di resina per preservarne il segreto, viene installato sulla Rev. B al fine di far lavorare il FET all’interno del suo range di linearità.

Rev. D (seriali 1239-2331): nessuna modifica al circuito, ma nella scheda viene incorporato il circuito LN e il Q-bias pot.

Rev. E (seriali 2332-2611): è possibile scegliere il voltaggio della macchina tra 110 V e 220 V tramite uno switch.

Rev. F (seriali 2611-7052): l’amplificatore in uscita viene modificato dall’originale classe A ad una configurazione push-pull in classe AB ed ha più guadagno in uscita. Il circuito di metering viene gestito da un operazionale.

Rev. G (seriali 7053-7651): il trasformatore in ingresso viene sostituito con un differente amplificatore di segnale basato su op-amp, molto popolari all’epoca perché riducevano i costi di produzione e semplificavano i test finali.

Rev. H (seriali dal 7652 in poi): il pannello frontale torna ad essere grigio.

Anche questo articolo sullo Universal Audio 1176 è giunto alla conclusione. Come sempre ti invito a dare uno sguardo alla pagina riguardante il Corso di Tecnico del Suono proposto da Audio Class, durante il quale verrà approfondito ulteriormente questo argomento. Ti invito anche a mettere like alla pagina di Audio Class su Facebook e a condividere questo articolo con i tuoi amici.